TAVOLO AUTISMO REGIONALE Il trattamento delle persone adulte affette da D.P.S Documento consegnato al Tavolo Autismo alle Associazioni nel settembre 2011.

 

Il trattamento delle persone adulte affette da D.P.S. 

Il Tavolo nazionale sull’autismo

A gennaio 2008 si sono conclusi i lavori del “Tavolo di lavoro sulle problematiche dell’autismo”, istituito su indicazione del Ministro della Salute e composto da rappresentanti delle Associazioni maggiormente rappresentative nel territorio

nazionale, esperti, tecnici delle Regioni, dell’Istituto Superiore di Sanità, delle Società Scientifiche e delle Associazioni Professionali della riabilitazione. Detto tavolo ha preso avvio dal presupposto che non esiste una certezza sulla diagnosi e nemmeno esistono evidenze statistiche e cliniche che mettono in evidenza il ricorso a strumenti uniformati e classificati.

Molte persone con autismo risultano prive di una valutazione funzionale e la maggior parte dei casi adulti non ha una diagnosi codificata.

Si è sottolineata la presenza di criticità nel condividere un comune approccio all’autismo e conseguentemente la difficoltà nel realizzare e mettere in atto modelli di presa in carico omogenei e basati sull’evidenza dei dati.

Partendo dal presupposto che, attualmente, gli interventi più efficaci per trattare l’autismo sono gli approcci comportamentali e cognitivo-comportamentali evolutivi, che non vi sono farmaci di comprovata efficacia per l’autismo ma solamente farmaci sintomatici e che la famiglia possa svolgere un ruolo terapeutico se coinvolta e sostenuta (alleanza terapeutica servizi e famiglia), la comunità scientifica ha concordato con le famiglie e le Associazioni  sull’importanza di diagnosi e interventi precoci e sulla necessità di una presa in carico continua e globale, modulata sulle necessità in relazione al ciclo di vita.

Infine, si sottolineava come fosse indispensabile prevedere e garantire una rete di offerte di servizi che replicassero la dimensione familiare per l’intero ciclo di vita con un occhio di riguardo per la gestione delle emergenze “durante e dopo di Noi”.

Sulla base di queste premesse il Tavolo di lavoro ha concluso il proprio compito con la stesura di un documento che delineava un insieme di proposte operative e di raccomandazioni finalizzate a migliorare la programmazione degli interventi sanitari e sociali in favore delle persone con autismo e delle loro famiglie. Le principali conclusioni, con riferimento alla persona adulta affetta da autismo, si possono così sintetizzare: 

  • E’ necessario prevedere un cambiamento di paradigma nell’approccio alla disabilità, in particolare all’autismo, imperniato sulla persona, i suoi diritti, le sue necessità e le sue potenzialità;
  • Va perseguita una azione che permetta la diffusione di processi diagnostici precoci, di una presa in carico globale che si sviluppi per tutto l’arco della vita;
  • Vi è l’esigenza di una rete di servizi sanitari specialistici, di diagnosi e trattamento, accessibili e omogeneamente diffusi in tutti i territori regionali;
  • La rete dei servizi sanitari deve garantire un approccio multi professionale e interdisciplinare per poter affrontare con competenza e coesione la complessità e l’eterogeneità delle sindromi autistiche;
  • E’ essenziale il raccordo e coordinamento tra i vari settori sanitari coinvolti così come l’integrazione tra gli interventi sanitari e quelli scolastici, educativi e sociali, tra servizi pubblici e servizi del privato e del privato sociale, le famiglie e le loro Associazioni;
  • Occorre diffondere la consapevolezza che l’autismo è un problema che riguarda l’intero ciclo della vita. La situazione delle persone adulte affette da autismo è fortemente condizionata dalla carenza grave di servizi, di progettualità e programmazione per il futuro che produce troppo spesso un carico esorbitante per le famiglie con il rischio di perdita di autonomie e abilità faticosamente raggiunte, di abusi di interventi farmacologici per sopperire alla mancanza di idonei interventi psico-educativi o di adeguata organizzazione dei contesti e degli spazi vitali, di istituzionalizzazioni fortemente segreganti in quanto puramente custodialistiche e restrittive;
  • E’ necessario assicurare non solo la quantità, ma anche una qualità dei servizi. 

La proposta scaturita prevedeva l’attivazione di un piano di intervento e la sperimentazione di una “azione di sistema”, in grado di:

  • definire un modello organizzativo imperniato sulla rete complessiva dei servizi che preveda l’implementazione di funzioni operative specificatamente formate ed orientate alle problematiche dell’Autismo con l’obiettivo di: 
    1. distribuire uniformemente a livello territoriale gli interventi di base per poter rispondere ai bisogni del bambino e dell’adulto con autismo e delle famiglie nel contesto naturale di vita;
    2. favorire la crescita di percorsi di continuità, sia diagnostica che di presa in carico e trattamento, tra i Servizi di Neuropsichiatria Infantile e quelli di Psichiatria degli Adulti accrescendo le competenze dei Dipartimenti di Salute Mentale e potenziando gli ambiti comuni di lavoro;
    3. offrire una risposta concreta per l’intero ciclo della vita dei pazienti, orientando l’integrazione dei servizi sanitari, educativi e sociali nei loro rapporti reciproci e nelle loro connessioni con le iniziative delle Associazioni delle Famiglie, del Privato e del Privato Sociale.
  • differenziare i servizi per i minori e quelli per gli adulti;
  • favorire un coordinamento tra tutte le aree sanitarie coinvolte;
  • sollecitare l’attivazione e la diffusione di modelli abilitativi e terapeutici integrati e multidisciplinari; 

Per quanto concerne l’organizzazione dei servizi, riprendendo le linee guida internazionali e nazionali (SINPIA), si indicavano alcuni obiettivi prioritari, su cui fondare l’organizzazione dei Servizi:

  • Garantire processi diagnostici accurati ed adeguati per l’età adulta. Utilizzare per le diagnosi il sistema di codifica internazionale ICD 10 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità;
  • dare continuità alla diagnosi e alla presa in carico con l’attivazione di interventi educativi e abilitativi multidisciplinari basati sulle evidenze e sulla valutazione funzionale individualizzata;
  • costruire una stretta rete di collaborazione e di raccordi tra operatori sanitari, sociali, educativi e famiglie avvalendosi di Accordi di Programma; in tale ottica vanno sperimentati modelli organizzativi che possano favorire continuità e efficacia alla collaborazione interprofessionale e l’attuazione compiuta di un intervento educativo che possa concretamente condurre all’inclusione scolastica e sociale;
  • accrescere e diffondere le competenze necessarie a favorire il percorso di crescita individuale delle persone con autismo nei processi di inclusione scolastica e sociale;
  • garantire la continuità della presa in carico al passaggio tra età infantile e età adulta con l’adeguamento alle attuali necessità che richiedono servizi per tutto l’arco della vita;
  • adottare nuovi sistemi di controllo della qualità dei servizi, o adeguare quelli esistenti, verso modelli di Total quality management, orientati al perseguimento continuo di una migliore qualità di vita e della soddisfazione degli utenti e delle loro famiglie, coerentemente con le raccomandazioni sulla qualità dei servizi adottate dal Gruppo di Alto Livello sulla Disabilità dei rappresentanti degli Stati membri dell’UE presso la Commissione Europea ;
  • supportare le famiglie;
  • prevenire e contrastare il fenomeno dell’istituzionalizzazione e avviare processi di de-istituzionalizzazione.

Altro tema a cui si raccomandava di dare continuità di attenzione e impegno era il: 

  • raccordo tra Servizi di Neuropsichiatria infantile, Dipartimenti Salute Mentale, Medicina di Base e Servizi Sociali per il raggiungimento di livelli adeguati ai bisogni delle persone con autismo di età adulta.

Studi internazionali sugli adulti affetti da autismo 

Dall’analisi condotta dal Prof. Lucio Cottini (Ordinario di pedagogia speciale presso l'Università di Udine e di Urbino) sugli studi internazionali riferiti all’avanzamento d’età nelle persone con autismo emerge un’omogeneità con le linee precedentemente esposte.

Il percorso condotto all’interno della letteratura scientifica ha portato a evidenziare alcuni elementi che risultano di notevole rilevanza per l’impostazione di progetti di sostegno alla persona con autismo che avanza con gli anni e alla sua famiglia.

I concetti chiave sono: 

  • Le caratteristiche tipiche della sindrome si mantengono centrali anche negli adulti. Questo significa che ci si deve aspettare il permanere di deficit di interazione e comunicazione sociale, oltre a una vasta gamma di comportamenti e interessi ristretti e molto particolari.
  • Le persone con autismo in età adulta non riescono a raggiungere livelli elevati di autonomia funzionale e rimangono molto dipendenti dal loro contesto, soprattutto da quello famigliare. È in evidenza come l’evoluzione poco favorevole si verifichi proprio nel momento in cui le famiglie manifestano il maggior bisogno di supporto in considerazione dell’associarsi di due ordini di fattori: da un lato le minori energie che le stesse riescono a mettere in campo e, dall’altro, la rete dei servizi che, anziché stringersi, tende ad allargare le proprie maglie e, in alcuni casi, a dissolversi completamente.
  • Solitamente, quando l’età avanza, si assiste a una lieve attenuazione dei sintomi, soprattutto di quelli comportamentali e di quelli connessi a deficit sensoriali; questa condizione pone le basi per poter sviluppare interventi finalizzati a favorire un buon adattamento nel contesto di vita delle persone.
  • L’azione educativa (abilitativa), che rappresenta la strategia elettiva in età evolutiva, assume una valenza ancora più centrale quando l’età avanza; a questo livello deve necessariamente connettersi con una serie di supporti sociali e comunitari per risultare efficace.
  • Anche quando il livello di funzionalità degli individui è molto alto, come avviene nella Sindrome di Asperger, la situazione evolutiva, pur essendo molto confortante, non risulta così positiva come ci si dovrebbe attendere alla luce delle competenze possedute.

Tutti questi elementi risultano centrali per impostare adeguate azioni di sostegno, che devono coinvolgere in maniera coordinata varie agenzie (clinico - riabilitative, educative e sociali) e orientarsi verso quello che rappresenta l’obiettivo di fondo per ogni persona: il raggiungimento di un buon livello di qualità della vita. 

Linee guida SINPIA sulla Prognosi nell’autismo

Studi di follow-up hanno evidenziato che un Q.I. di 70 o più (almeno nei test non verbali), pur rappresentando un indicatore molto forte per un outcome positivo non protegge con certezza da uno scarso adattamento sociale in età adulta (Howlin et al., 2004).

Nel complesso, la particolare pervasività della triade sintomatologica e l’andamento cronico del quadro patologico determinano abitualmente nell’età adulta condizioni di disabilità, con gravi limitazioni nelle autonomie e nella vita sociale. Al presente un’altissima percentuale (dal 60% al 90%) di bambini autistici divengono adulti non autosufficienti, e continuano ad aver bisogno di cure per tutta la vita.

In alcuni casi adulti autistici possono continuare a vivere nella loro casa, avvalendosi di un’assistenza domiciliare o della supervisione da parte di operatori, che si occupano anche di programmi incentrati sul rinforzo di abilità.

In alternativa c’è la possibilità di usufruire di strutture residenziali, che offrono non solo possibilità terapeutiche, ma anche opportunità dal punto di vista di organizzazione del tempo libero, attività ricreative, e addestramento a semplici forme di occupazione. Spesso però queste strutture contribuiscono ad isolare maggiormente gli ospiti, non favorendo un inserimento, seppur parziale, in contesti sociali.

Un numero molto minore di soggetti autistici (15-20%) è in grado di vivere e lavorare all’interno della comunità, con vari gradi di indipendenza.

Alcune persone con autismo possono arrivare a condurre una vita normale o quasi normale.

La Regione Liguria

In seguitoalla Delibera regionale n. 1555/2004 “Approvazione indirizzi in materia di autismo” si costituì, nel 2005/2006, presso la Regione Liguria, uno specifico gruppo di lavoro costituito da rappresentanti della componente sanitaria, della componente sociale e delle famiglie (Dott.ssa Clara Rela, Dott.ssa Eleonora Garbarino, Sig.ra Ada Carmagnini, Sig.ra G. Canepa, Sig.ra Manuela Gallino) con l’obiettivo di definire le “Linee guida  Over 18 Autismo e Disturbi Pervasivi dello Sviluppo”.

Il gruppo iniziò la propria attività con l’analisi epidemiologica sull’utenza autistica in carico al SSR ma i dati raccolti non riuscirono a superare l’ambito della provincia di Genova (ASL 3 e ASL 4). Dai dati  emersero in totale 69 utenti maggiorenni (aggiungere anno di riferimento) seguiti dai servizi. I dati erano sicuramente sottostimati anche perché spesso le diagnosi non erano state effettuate.

Tra queste persone veniva rispettata la proporzione maschi e femmine prevista in letteratura (1/4).

Il 54% risultava inserito in strutture (38% in strutture residenziali e il 62% in strutture semiresidenziali).

Il 5,8% frequentava l’Università, l’8,7%  un’altra tipologia di formazione e il 18,8% era inserito in percorsi verso il lavoro.

Oltre alla necessità di allargare l’indagine alle altre 3 AA.SS.LL. liguri, il gruppo di lavoro auspicava un approfondimento epidemiologico sulla fascia d’età 18 – 30, età ancora suscettibile di avvantaggiarsi degli interventi socio-riabilitativi e psicoeducativi per favorire lo sviluppo di ulteriori autonomie e delle potenzialità ancora presenti.

In particolare le aree di indagine proposte riguardavano:

  • diagnosi multiassiale con ICD 10 e DSM IV
  • valutazione delle potenzialità e delle difficoltà in ottica ICF
  • risorse attivate
  • interventi e servizi coinvolti
  • terapie attuate
  • aspetti contestuali (ambientali e personali) 

Per quanto riguarda la valutazione dei servizi sanitari, sociali ed educativi nell’età adulta si registrava una forte carenza. Si sottolineava che dopo percorsi sul piano dell’integrazione e dell’inserimento nell’età giovanile, spesso i servizi all’infanzia non avevano la possibilità di garantire la continuità assistenziale e di segnalare la persona ad uno specifico servizio per la presa in carico dell’adulto.

 Il superamento di questi aspetti necessitava un forte impegno da parte delle istituzioni per contrastare processi di esclusione ed era da considerarsi, come azione fondamentale di cambiamento, l’esercizio da parte del servizio sanitario della presa in carico delle persone disabili, consentendo in tal modo al complesso del sistema dei servizi (sanitari, educativi, formativi e sociali) quel processo di lavoro integrato e continuativo basato sulla definizione del progetto individuale di riabilitazione funzionale e di integrazione sociale.

Anche per quanto riguarda i servizi l’analisi si era limitata alle Aziende sanitarie della provincia di Genova. 

ASL 3:  al compimento del 18° anno di vita le persone disabili (tra cui i soggetti affetti da Autismo) venivano presi in carico dall’Unità Operativa Assistenza Disabili (UOAD).

Nella maggior parte dei casi era il settore materno-infantile (NOAC), che aveva in carico il paziente, a segnalare il caso al distretto di competenza dell’UOAD con l’invio di una relazione e della cartella clinica. Alternativamente l’accesso all’UOAD poteva essere diretto (telefonico o accesso diretto dell’utente e/o della famiglia alla sede distrettuale dell’U.O.A.D) o tramite segnalazione del caso da parte di altri Enti (Comune, Ospedali ecc.) o Medici di Medicina Generale, Medici specialisti,ecc..

Gli operatori coinvolti nella presa in carico erano: NPI, Neurologo, Psicologo, Assistente sociale, Assistente sanitaria, Educatore professionale. 

ASL 4: le persone disabili adulte (tra cui le persone con autismo) continuavano a essere in carico ai servizi per l’infanzia (NPI) con percorsi terapeutico riabilitativi fortemente differenziati. Per l’eventuale inserimento lavorativo le persone venivano segnalate al S.I.L. (servizio di secondo livello).

Gli operatori coinvolti nella presa in carico erano: NPI, Psicologo, Pedagogista, Assistente sociale, Educatore professionale che si occupavano anche dell’area minori ed Educatori professionali totalmente dedicati del Servizio Inserimento Lavorativo disabili.

Oltre a questi operatori operavano nel settore degli autistici adulti anche gli operatori delle strutture in convenzione.

Per quanto concerneva la formazione necessaria agli operatori, pur ritenendo fondamentale l’acquisizione e la conoscenza dei diversi metodi scientifici riportati in letteratura (Teacch, Portage, Comunicazione Aumentativa Alternativa, PECS,  TED ecc.), si riteneva che la formazione globale nel campo della disabilità e la formazione permanente con la conseguente gestione degli aspetti emotivi e relazionali (di operatori e utenti) consentisse un’adeguata presa in carico.  

Per quanto riguarda i percorsi terapeutico – riabilitativi occorre sottolineare che in entrambe le Aziende il N.P.I. era il responsabile della presa in carico globale del caso; dopo la valutazione clinica e la conoscenza dell'utente veniva elaborato un progetto riabilitativo che poteva essere attuato, in forma diretta o accreditata, nelle seguenti modalità:

  • in regime ambulatoriale
  • in regime domiciliare
  • in regime semiresidenziale
  • in regime residenziale

In particolare il progetto riabilitativo, la presa in carico, poteva comportare:

  • Colloqui di sostegno con la famiglia e, quando possibile, con il paziente stesso ;
  • Psicoterapia;
  • Trattamento farmacologico;
  • Segretariato sociale;
  • Sostegno all’inserimento scolastico e adempimento dei compiti previsti dalla legge 104/92 e 17/99;
  • Invio ai servizi di addestramento ed eventuale avviamento al lavoro;
  • Interventi educativi (sociali e sanitari);
  • Sostegno per l’inserimento in gruppi di volontariato;
  • Collocazione in strutture residenziali o in centri semiresidenziali.

Nel territorio dell’ A.S.L. 3 funzionano 13 strutture di accoglienza e riabilitazione per disabili di cui una a gestione diretta (N.O. Reparto Speciale ed Attività Residenziali). Nessuna di queste svolgeva funzione esclusiva nei confronti delle persone adulte affette da autismo. 

Strutture

Residenziale

Semiresidenziale

A.N.F.Fa.S

O   

O   

C.A.R.E.S

 

O   

Casa del S. Bambino

O   

O   

CE.PI.M

 

O   

Coperativa SABA

 

O   

C.RE.S.S Centro Altalena

O   

 

C.RE.S.S Centro Arcobaleno

 

O   

C.RE.S.S Germana Costa

O   

 

Istituto D. Chiossone

O   

O   

Istituto Don Orione

O   

O   

Opera Giosuè Signori

O   

 

Centro di riabilitazione

O   

 

 

Nel territorio dell’A.S.L. 4 funzionano 4 strutture per disabili che erogano prestazioni riabilitative a diversa tipologia (residenziale, semiresidenziale, domiciliare, ambulatoriale, extramoenia) e a carattere sia riabilitativo che socio riabilitativo che ospitano anche persone con autismo.

Nelle tipologia residenziale e semiresidenziale la lista d’attesa e gli inserimenti erano gestiti dall’inizio 2005 dalla UVM (in fase di formalizzazione), costituita dal responsabile della SS di NPI, dalle Responsabili delle Zone Sociali e dai NPI e AS di territorio.

 

Strutture

Residenziale

Semiresidenziale

Centro riabilitazione A.N.F.Fa.S “Villa Gimelli Rapallo”

O   

O   

Centro Riabilitazione Villaggio del Ragazzo “Centro Benedetto Acquarone”

O   

O   

Centro Riabilitazione “I Cedri”

O   

 

Centro Socio Riabilitativo Anffas Tigullio Est

O   

O   

 Rispetto alla residenzialità esistevano delle perplessità, anche da parte degli stessi genitori, sulla necessità di una struttura dedicata. La strada intrapresa, basata sulla conoscenza del progetto individualizzato e del profilo funzionale della persona portava all’identificazione della struttura in grado di fornire le prestazioni più appropriate. 

L’intervento delle strutture accreditate si caratterizza con:

  • (ri)abilitazione delle aree della comunicazione funzionale, dell’interazione sociale e del comportamento adattivo
  • funzionalità all’acquisizione di autonomie personali
  • adattamento dell’ambiente
  • strutturazione dei compiti
  • task-analysis
  • coinvolgimento delle famiglie

attraverso l’utilizzo dei seguenti strumenti:

  • valutazioni funzionali individuali con strumenti accreditati
  • programmi individuali a partire dalle valutazioni individuali
  • follow-up e supervisioni esterne dei programmi individuali
  • formazione permanente del personale
  • valutazione dell’efficacia (comunicazione, interazione sociale, abilità lavorative, comportamento adattivo)
  • valutazione del gradimento (personale educativo e famiglie)

I percorsi d’integrazione nel mondo del lavoro risultavano offerti da servizi dedicati all’inserimento lavorativo dei disabili come parte dell’ intervento globale di riabilitazione psico-sociale e di integrazione e ne rappresentavano la fase conclusiva.

A tal fine il progetto di integrazione lavorativa veniva realizzato in accordo con il servizio segnalante, la persona disabile e la sua famiglia, in quanto parte del progetto di vita.

In A.S.L 3 il servizio dedicato veniva identificato nel Centro Studi per L’integrazione lavorativa dei disabili e in A.S.L. 4 nelServizio di Inserimento Lavorativo Disabili (S.I.L.). 

A.S.L. 4 aveva realizzato il Progetto Aladino (Autorealizzazione LAvorativa DIsabili Nucleo di Osservazione) per le situazioni con elevato livello di compromissione, impossibilitate ad accedere a posizioni lavorative stabili. Tale progetto con caratteristiche socio-assistenziali, aveva finalità di autorealizzazione lavorativa e rispondeva a bisogni non sempre coperti dagli Inserimenti Lavorativi Socio Assistenziali (I.L.S.A.). Questo progetto faceva parte dei percorsi socio assistenziali e poteva considerarsi un’alternativa ai centri diurni.

Il principale obiettivo del progetto era quello di realizzare un percorso per il mantenimento delle abilità e delle  autonomie acquisite e l’acquisizione di nuove attraverso il contatto con il mondo del lavoro e il contatto con i pari.

Il documento sottolineava come nel percorso abilitativo dei soggetti adulti con autismo fosse di notevole importanza la possibilità di mantenere le autonomie raggiunte e di acquisirne delle nuove attraverso interventi educativi. 

Compito dell’equipe che ha in carico la persona è quello di individuare gli obiettivi educativi da raggiungere sulla base dei quali elaborare il progetto educativo individualizzato.

In quest’ottica A.S.L. 3 ha utilizzato il finanziamento DGR n. 1555/2004 per attivare interventi educativi in favore di 3 soggetti autistici adulti.

Oltre ai percorsi volti al lavoro per gli adulti va valutata la possibilità di mantenere le autonomie raggiunte e di acquisirne delle nuove; vanno pertanto tenuti presenti gli interventi sul versante psicoeducativo effettuati dagli educatori anche  in collaborazione con gli enti locali (Progetto “Gruppo di Socializzazione”: integrazione al Progetto Territoriale di Interventi in favore di persone portatrici di disabilità gravi (L.104/92, L.162/98) - Anno 2006 - ZONA  SOCIALE 3-ASL 4 Chiavarese).

Un problema aperto è risultato essere quello relativo alla stesura di piani terapeutici nel caso si prescrivano farmaci che lo prevedano. Si auspicava l’identificazione presso il DSM di un referente per tali delicate problematiche.

Nell’ambito delle 2 ASL operano Unità di Valutazione Multidisciplinare.

Nell’ ASL 3 si valutano i casi complessi in cui vi sono difficoltà di attribuzione tra i Dipartimenti.

Nell’ASL 4 vengono valutati i casi che necessitano di residenzialità e semiresidenzialità.

All’ambito di tale operatività afferiscono anche le situazioni che riguardano le persone affette da autismo. 

A conclusione del lavoro si evidenziarono i punti maggiormente rilevanti:

  1. valorizzazione della cultura del progetto individualizzato che appare indispensabile ancora di più nel campo dello spettro autistico che presenta dei quadri clinici fortemente diversificati fra di loro;
  2. è pertanto irrinunciabile la necessità della diversificazione delle risorse da attivare che ad esempio rinforza l’idea di non puntare su strutture totalmente dedicate, non individuare la residenzialità come unica  risposta per l’adulto, identificare più percorsi anche con diversi livelli di protezione come ad es. per l’inserimento al lavoro;
  3. il monitoraggio delle risposte riabilitative e assistenziali già operanti nell’ambito delle diverse realtà territoriali, con la conseguente valorizzazione dell’esperienza, favorirebbe ancor di più la diversificazione delle risorse;
  4. anche a tal fine potrebbe essere utile valutare le opportunità esistenti nel mondo del volontariato per individuare sinergie;
  5. valorizzazione delle attività di tempo libero in un’ottica di aggregazione;
  6. è emersa la necessità della partecipazione attiva delle famiglie al progetto del proprio figlio ;
  7. andrà vista la possibilità di individuare almeno la figura di un operatore referente in attesa di una migliore definizione della figura del case manager;
  8. necessità di un ulteriore approfondimento utilizzando la metodologia della condivisione attiva

Attivazione gruppo di lavoro coordinato da Agenzia sanitaria regionale della Liguria

A partire dal Gennaio 2010  presso la sede dell’Agenzia Regionale Sanitaria della Liguria si è riunito, con cadenza bimestrale, un Tavolo di Lavoro tecnico sull’autismo in età adulta, dall’epidemiologia ai percorsi assistenziali.

Hanno partecipato a questo gruppo di lavoro: 

  • Dr.ssa Valeria Mosca, U.O. NPI sede di Sanremo; Referente Progetto Autismo ASL 1 “Imperiese”
  • Dr.ssa Marcella Maccagno, Dipartimento di Salute Mentale ASL 1 “Imperiese”
  • Dr. Gianluca Lisa, S.C. Disabili ASL 1 “Imperiese”
  • Dr. Innocente Ramoino, S.S. Psicologia dell’Età Evolutiva ASL 1 “Imperiese”
  • Dr.ssa Maria Josè Baldizzone, S.C. Neuropsicopatologia dell'età evolutiva  ASL 2 “Savonese” Referente Progetto Autismo ASL 2 “Savonese”
  • Dr.ssa Paola Pregliasco, S.C. Disabili  ASL 2 “Savonese”
  • Dr.ssa Sonia Pepe, Dip. Salute Mentale e Dipendenze ASL 2 “Savonese”
  • ·         Dr.ssa Simonetta Porazzo, Dip. Salute Mentale e Dipendenze ASL 2 “Savonese”
  • Dr.ssa Maria Dani, S.C. Consultoriale Autismo ASL 3 “Genovese” Referente Progetto Autismo ASL 3 “Genovese”
  • Dr. Paolo Avvenente, Dip. Salute Mentale e Dipendenze ASL 3 “Genovese”
  • Dr.ssa Eleonora Garbarino, S.C. Disabili ASL 3 “Genovese”
  • Dr.ssa Clara Rela, Responsabile S.S. Neuropsichiatria Infantile ASL 4 “Chiavarese” - Referente Progetto Autismo ASL 4 “Chiavarese”
  • Dr. Giorgio Rebolini, Direttore del Dipartimento Salute mentale e Dipendenze della ASL 4 “Chiavarese”
  • Dr. Silvano Solari, Responsabile S.S. Assistenza Consultoriale ASL 5 “Spezzino” - Referente Progetto Autismo ASL 5 “Spezzino”
  • ·         Dr. Agostino D’Imporzano, S.S. Disabili ASL 5 “Spezzino”
  • ·         Prof.ssa Edvige Veneselli, Responsabile U.O. Neuropsichiatria Infantile Istituto G. Gaslini
  • ·         Dr.ssa Francesca Battaglia, Neuropsichiatria Infantile Istituto G. Gaslini
  • ·         Dr.ssa Cristina Pietrantoni, Comune di Genova
  • ·         Dr. Sergio Schiaffino, Dipartimento Salute e Servizi Sociali Regione Liguria
  • ·         Dr.ssa Nadia Schichter, Referente settore Formazione, Educazione sanitaria e Salute Mentale – Dipendenze, l’ARS Liguria
  • Dr.ssa Nadia Roso, Collaboratrice settore Formazione, Educazione sanitaria e Salute Mentale – Dipendenze, ARS Liguria

Dati epidemiologic

Da principio il gruppo di lavoro ha proceduto ad un’analisi dei dati sull’utenza adulta (anno 2008) e ad una raccolta di informazioni su come le diverse A.S.L. rispondono allo specifico tema dei DPS negli adulti. 

ASL

0 – 18 anni

Popolazione  0-18 anni

Incidenza su 10.000

>18 anni

Popolazione    > 18 anni

Incidenza su 10.000

TOTALE

%

1

53

32.108

16.5

16

185.174

0.9

69

13.9

2

67

39.640

16.9

7

243.578

0.3

74

14.9

3

163

105.141

15.5

48

637.251

0.8

211

42.5

4

38

20.955

18.1

36

127.290

2.8

74

14.9

5

51

30.842

16.5

17

185.827

0.9

68

13.7

TOTALE

372

228.686

16.3

124

1.379.120

0.9

496

100

 

L’anno medio di nascita degli utenti maggiorenni delle diverse A.S.L. risultava essere il seguente: 

asl 1

asl 2

asl 3

asl 4

asl 5

1987

1986

1978

1978

1989

21 a.

22 a.

30 a.

30 a.

19 a.

ovvero questo dato confermava i dati raccolti in precedenza: le persone in carico, ad eccezione della provincia di Genova,  erano quelle seguite da minori che continuavano a rimanere in carico agli stessi servizi ancora per qualche anno. I casi conosciuti dai servizi per adulti, fatta eccezione per ASL 3 e 4 erano principalmente le persone inserite in strutture residenziali.

Andando più nello specifico abbiamo analizzato la distribuzione per fasce d’età dell’utenza > 16 anni, ovvero in uscita dal percorso scolastico. Questi dati hanno chiaramente confermato quelli precedentemente esposti. Le ASL 1, 2 e 5 non avevano nessun utente con età superiore ai 30 anni.

Per quanto concerne la diagnosi  la situazione presentata risultava alquanto eterogenea: 

Diagnosi

ASL 1

ASL 2

ASL 3

ASL 4

ASL 5

Totale

Disturbo autistico

 

 

45

10

7

62

DPS NAS

6

 

3

11

 

20

Autismo atipico

 

 

 

10

2

12

DPS

9

1

 

 

 

10

Sindrome di Asperger

 

2

 

2

2

6

Disturbo disintegrativo dell’infanzia

1

 

 

1

1

3

Sindrome di Rett

 

 

 

1

 

1

Altro

 

 

 

1

5

6

Non rilevato

 

4

 

 

 

4

Totale

16

7

48

36

17

124

 

Gli interventi effettuati per l’utenza adulta, oltre ad una generica presa in carico NPI, risultavano essere nell’area psicopedagogica più che riabilitativa. 

A  questo punto, ritenendo sottostimati i dati sull’utenza non comprendenti l’utenza seguita dal DSM, si è deciso di procedere, coinvolgendo più attivamente i DSM, ad una nuova rilevazione dati limitata alle persone nate nell’intervallo 1986 - 1995 affetti da DPS.

Il gruppo ha quindi concordato i dati da raccogliere per ciascuna persona:

  1. servizio di riferimento
  2. iniziali
  3. anno nascita
  4. sesso
  5. comune di residenza
  6. anno diagnosi
  7. servizio che ha effettuato la diagnosi
  8. diagnosi
  9. presenza di comorbidità
  10. tipologia della presa in carico:  ambulatoriale – semi residenziale – residenziale
  11. in caso di intervento svolto da ente accreditato: nome della struttura
  12. retta a carico ASL
  13. tipologia intervento: interventi psicoeducativi -  interventi riabilitativi – interventi farmacologici - counseling alla famiglia – verifica inserimento in struttura, ecc. …………………
  14. Interventi di agenzie esterne: Comuni, Scuola, Provincia, ecc. (specificare)

I servizi contattati per questa nuova rilevazione sono stati i servizi di NPI, i servizi disabili e i Centri di salute mentale di tutte le AA.SS.LL.. Questa nuova rilevazione ha riguardato 158 utenti presi in carico dai servizi che, nella realtà corrispondono a 142 persone,  in quanto 16 persone sono seguite o conosciute da 2 servizi.

Si fa presente che questa nuova rilevazione, seppur incompleta, ha visto un aumento di 34 unità nel numero degli utenti dei servizi.

La distribuzione per sesso, considerando le persone e non gli utenti in carico ai servizi, risulta del 80.4% di maschi, confermando quindi il dato di 1 a 4.

Per quanto concerne le diagnosi, possiamo notare un’estrema eterogeneità che potrebbe dipendere da diverse modalità diagnostiche. Si nota una percentuale elevata di Sindrome di Asperger in ASL 2, significativamente superiore alla media degli altri servizi.Per quanto concerne la distribuzione per anno di nascita si nota un numero più contenuto di utenti nati prima del 1990 anche se ci troviamo di fronte ad un numero limitato per tutti gli anni di nascita e sempre inferiore alle 20 unità.Per quanto concerne il servizio che effettua la presa in carico, possiamo verificare una maggioranza di utenti (48,1%) segnalata dai servizi di NPI. I Servizi di salute mentale  risulterebbero seguire il 10,8% dell’utenza. Questo dato è comunque sottostimato non avendo avuto risposte da parte di alcune ASL.Per una riflessione sugli aspetti sociali e le risorse a disposizione, ci sembra importante sottolineare la distribuzione per Comuni di residenza. 59 ragazzi su 142 (41,5%) risulta risiedere a Genova e altri 27 negli  altri 3 capoluoghi (19,1%). eStrema difformità possiamo riscontrare nell’età delle diagnosi nelle diverse ASL. Tale dato è comunque da mettere in relazione anche alla diagnosi. ASL 2 ha un’età molto elevata ma ha anche una percentuale superiore agli altri di persone affette da Sindrome di Asperger.

7  persone su 142 (4.9%) usufruiscono di una risposta residenziale mentre 35 (24.6%) hanno una risposta semiresidenziale, tra queste, ad eccezione di una persona, sono presso centri accreditati. Più della metà degli inserimenti avvengono presso l’ANFFaS.

Modalità di funzionamento dei servizi liguri 

Il gruppo ha successivamente proceduto ad una nuova analisi della risposta offerta dai servizi, in particolare nelle 3 AA.SS.LL. non presenti nella precedente rilevazione e nell’Ambito dei Dipartimenti di salute mentale.

A.S.L. 1

In A.S.L. 1 le persone autistiche adulte sono seguite in parte dalla S.C. Disabilità Adulti e in parte dal D.S.M.. 

La S.C. Disabilità Adulti è un servizio dedicato alla disabilità nella fascia di età compresa tra i 18 ed i 64 anni. Ad oggi le risposte date da questa struttura sono principalmente di tipo semiresidenziale o residenziale attraverso l’inserimento in strutture accreditate (ISAH).

La S.C. Disabilità Adulti si occupa dell’attivazione dell'Unità di Valutazione Multidisciplinare per elaborare il piano individualizzato di assistenza previsto dalla L.R. 12 del 24 maggio 2006.

La presa in carico del disabile prevede da parte della struttura complessa una prima visita filtro con definizione con l'utente od il rappresentante legale (familiare, tutore) del "Contratto di presa in carico", dove vengono definiti tempi e modi dell'intervento.

I casi presi in carico, che necessitano di una valutazione multidisciplinare o di inserimento in strutture accreditate, vengono valutati attraverso il "Gruppo Valutazione Disabilità" costituito da:

    • direttore unità operativa disabili
    • medici specialisti (a seconda delle caratteristiche cliniche del caso)
    • psicologo assegnato all’unità operativa disabili
    • coordinatore amministrativo unità operativa disabili
    • referente zona sociale competente
    • medico di medicina generale o pediatra libera scelta

Il D.S.M. ha incontrato delle difficoltà nell’individuazione degli utenti autistici in carico in quanto queste persone, con l’età adulta, spesso hanno visto modificare la propria diagnosi da autismo infantile ad altra diagnosi e non è sempre riportata in cartella, specie per le persone più vecchie, l’anamnesi con le pregresse diagnosi anche perché non si tratta di persone inviate dai Servizi per l’Infanzia. I pazienti con problematiche importanti, e con pregressa storia di autismo, giungono all’osservazione del CSM in caso di scompenso e quindi presi in carico con diagnosi di ingresso differenti.

Si evidenzia uno scarso o nullo collegamento tra il D.S.M. ed i  servizi di Neuropsichiatria Infantile e l’assenza di programmazione specifica in tema di autismo.

Per la presa in carico presso il D.S.M. l’utenza segue la stessa procedura adottata anche per le altre tipologie di utenza.

Si tratta di pazienti considerati “gravi” e quindi presi in carico da équipe multidisciplinari con un trattamento integrato e sostegno ai familiari. Non esiste personale dedicato ma gli operatori di varia professionalità che si occupano della gestione dei pazienti gravi sono il riferimento per questi pazienti. Il trattamento integrato prevede l’utilizzo di strumenti diversi (farmacologici, psicoterapeutici, assistenziali) e vengono erogate prestazioni di vario tipo quali: visite psichiatriche, colloqui psicologici, prestazioni di servizio sociale ecc… Tutto ciò in collaborazione con altre Strutture Sanitarie e con i Servizi Sociali, quando necessario.

Se il paziente necessita di un trattamento in struttura residenziale o semiresidenziale convenzionata,  il CSM provvede ad avviare la procedura di inserimento.

A.S.L. 2

Il D.S.M. non si riconosce come servizio di riferimento per l’utenza autistica. Si occupa di questa utenza, per le persone di età superiore a 14 anni, in regime di urgenza.  Negli altri casi il loro lavoro si ferma all’ambito della consulenza. Nella realtà hanno in carico anche un numero limitato di utenti.  

In ASL 2 è  presente la S.C. Disabili con 4 sedi distrettuali che dichiara di svolgere le seguenti attività per tutta l’utenza disabile, quindi anche l’utenza affetta da autismo: 

  • informazioni in campo socio-sanitario e normativo riguardanti l'handicap;
  • accettazione e valutazione bisogni utenti e successiva ricerca soluzione pertinente;
  • contatti con altri enti e agenzie per interventi e progettazioni collettive e singole;
  • verifiche periodiche dei rapporti con le strutture convenzionate;
  • assistenza protesica. 

Dai dati raccolti ci sembra di poter affermare che l’utenza maggiorenne seguita corrisponde a poche unità di persone inserite in strutture accreditate( La Nostra Famiglia).

Tra il Servizio di Neuro psicopatologia dell’età evolutiva (appartenente alla S.C. Assistenza consultoriale del Dipartimento materno infantile) e la S.C. Disabili (Dipartimento di cure primarie e attività distrettuali)  esiste un protocollo per l’ invio dei pazienti in uscita dal percorso scolastico. Tale protocollo prevede l’invio di  una lettera ed un successivo  incontro di presentazione. Non esiste alcun protocollo con il Dipartimento Salute Mentale.

Il Servizio di Neuro psicopatologia dell’età evolutiva continua a seguire anche ragazzi divenuti maggiorenni.

A.S.L. 3

Aggiungere nuovi progetti.

Il Dipartimento di Salute Mentale – inserimento nei CD 

A.S.L. 4 

DSM ruolo marginale nella definizione dei piani terapeutici. Non hanno fornito dati su prese in carico 

A.S.L. 5

Il servizio disabili svolge la presa in carico dei pazienti e organizza i servizi per l’utenza adulta attraverso centri diurni, residenzialità domiciliare e programmi di inserimento al lavoro.Il servizio disabili si raccorda con la salute mentale.

Percorso dei servizi: Consultorio con successivo passaggio al Servizio Disabili Adulti e per specifiche problematiche al Servizio Salute Mentale.

 Gli enti locali 

Conclusioni

 Sulla base di quanto riportato in questo documento possiamo ipotizzare che le persone affette da autismo che ogni anno passano dall’età minore all’età adulta siano attualmente entro le 20 unità. Si tratta di un numero limitato, eterogeneo per diagnosi e livelli di autonomia e distribuito su un territorio vasto. Il numero limitato non deve però far dimenticare la complessità e il peso fisico e psichico che comporta per la famiglia.

Il servizio di riferimento per le persone maggiorenni o per le persone che escono dal circuito scolastico non è identificato chiaramente ed esistono molteplici differenze tra le 5 Aziende liguri. Nella maggioranza delle AA.SS.LL. i servizi per i disabili adulti si riconoscono come il servizio di riferimento per l’utenza adulta sostenuti in questo dalla maggioranza degli operatori dei DSM. Nella pratica però in un caso (ASL 2) il servizio disabili ha dichiarato di non avere alcun utente autistico nato tra il 1986 e il 1995 e in un altro (ASL 1) tutti gli utenti sono seguiti presso strutture accreditate. La presa in carico continua e individualizzata non è comunque la prassi corrente nel caso delle persone autistiche adulte.

I rappresentanti dei DSM non si riconoscono come servizio d’elezione nella presa in carico della persona autistica anche se esiste una quota (non sempre facilmente identificabile) di utenti in carico ai DSM nella sua diversa articolazione (ospedale – territorio – strutture intermedie).

Il confronto e la discussione avvenuta all’interno del tavolo non ha portato ad una visione unitaria su tutto il territorio regionale ma i rappresentanti si sono espressi positivamente sul’attivazione di una sperimentazione sul campo in seguito alla quale si potranno avere dati più concreti su cui fare delle scelte strategiche.

La proposta consiste nel non identificare un servizio di riferimento unitario eguale per tutta la Regione ma individuare un percorso univoco che tenga conto della complessità, della eterogeneità e delle forti valenze socio - assistenziali che la presa in carico della persona autistica richiede.

Non si intende creare percorsi nuovi ma favorire il pieno utilizzo di strumenti già esistenti. Lo strumento in questione è l’Unità di valutazione multidisciplinare previsto dalla L.r. 12 del 24 Maggio 2006 “Promozione del sistema integrato di servizi sociali e sociosanitari”, che all’art. 10 (Funzioni del Distretto Sociosanitario)

Comma 7 stabilisce:

 “L'Unita Distrettuale assicura l'operatività integrata anche per la valutazione del bisogni sociosanitari tramite le Unita di Valutazione Multidisciplinari, la predisposizione del Piano di Lavoro Personalizzato, i protocolli operativi di assistenza e l'individuazione del responsabile del caso, nonché per la valutazione periodica dei risultati ottenuti in relazione agli obiettivi programmati.”

Proposta 

La procedura sotto riportata dovrà essere deliberata e obbligatoriamente attivata, nei tempi e modi previsti, per il periodo indicato (1/1/2011 – 31/12/2012) salvo che la persona o il familiare non dichiari esplicitamente la propria indisponibilità.

 Finalità

La procedura proposta ha l’obiettivo del benessere della persona e della famiglia, attraverso un progetto

globale condiviso dagli operatori e dalla famiglia, utilizzando le risorse ed attuando tutti gli interventi necessari presenti nella rete territoriale al fine anche di ridurre l’istitutizzazione. Inoltre ha l’obiettivo di valutare in modo sperimentale una procedura per valutare la messa a regime della stessa, con opportune variazioni, dopo un biennio di sperimentazione.

Organizzazione

In prossimità del compimento del 18° anno o della conclusione del percorso scolastico l’equipe che ha avuto in carico il bambino autistico, convoca i parenti dell’utente o il suo tutore, curatore, amministratore di sostegno, per fare una valutazione conclusiva sul percorso compiuto e sulle prospettive per il futuro anche sulla base delle competenze acquisite e dei problemi incontrati.

Dopo questo momento di valutazione congiunto, sentito il parere della famiglia, si procederà alla segnalazione del caso al Distretto socio-sanitario di residenza che si occuperà di convocare l’U.V.M..

Verranno convocati per l’U.V.M.:

Direttore Sanitario del Distretto Sociosanitario o un suo delegato

  • Direttore Sociale del Distretto Sociosanitario o un suo delegato
  • Operatore di riferimento del servizio minori che ha avuto in carico il minore
  • Referente Servizio Disabili
  • Referente Dipartimento salute mentale
  • Medico di Medicina generale dell’utente
  • Assistente Sociale del Comune di residenza 

Gli operatori dei servizi che partecipano all’U.V.M. devono avere mandato per prendere decisioni in merito al Piano di Lavoro e devono avere un quadro il più possibile aggiornato delle risorse disponibili di propria competenza.

Possono partecipare alle U.V.M.  gli interessati, ove possibile, i parenti dell’utente o il suo tutore, curatore, amministratore di sostegno e altre persone significative, coinvolte a diverso titolo in rapporto alle caratteristiche del bisogno del cittadino. Queste persone parteciperanno alla presentazione della situazione, allontanandosi al momento della discussione clinica.

L’operatore del servizio che ha avuto in carico il ragazzo e il medico di base effettueranno  la presentazione del caso, del percorso effettuato (con particolare attenzione anche all’esperienza scolastica),  e la valutazione delle competenze, delle potenzialità, dei limiti riscontrati nella persona e nel contesto sociale e familiare.

La successiva discussione dovrà portare alla definizione di un  Piano di Lavoro Personalizzato e alla individuazione di un Case Manager. Quest’ultimo contatterà la famiglia e/o la persona  per condividere il Piano di Lavoro Personalizzato elaborato.

Il Piano di lavoro Personalizzato indicherà anche i tempi per la rivalutazione del caso in U.V.M. che dovrà essere, nel biennio di sperimentazione, almeno semestrale.

Case Manager

Il case-manager è individuato, di norma, in base alla competenza prevalente, intesa quale significatività, incisività delle misure adottate o prestazioni erogate, relativamente alla situazione esaminata.

Ha compiti di coordinamento, raccordo tra i servizi, monitoraggio degli interventi attivati ed eventuale richiamo agli obiettivi prefissati. Il Case Manager sarà inoltre l’interlocutore privilegiato  per la persona e/o la famiglia. 

Sperimentazione Budget Individuale di salute 

Per la realizzazione del Piano di Lavoro Personalizzato, come alternativa all’istitutizzazione, potrà essere sperimentato il budget individuale di salute.

Un individuo potrà ottenere, in alternativa al pagamento di un inserimento in struttura residenziale o semi-residenziale, per un periodo non superiore ai due anni,  la disponibilità di una somma di denaro da spendere in modo flessibile, in accordo con i servizi, e in base alle preferenze della persona/famiglia. Detta somma dovrà essere utilizzata per servizi personalizzati che meglio rispondano ai bisogni emersi.

Le persone dovranno avere un supporto individuale in modo da poter identificare i servizi che vorrebbero utilizzare, anche al di fuori dai range di quelli tradizionali offerti.

I budget hanno l’obiettivo primario di evitare l’istituzionalizzazione dell’utente in situazione di fragilità e prevedono un contratto che renderà l’utente e la sua famiglia titolari delle risorse necessarie alla sua cura.

L’introduzione del budget richiede alle amministrazioni (Asl  e Comuni) di pensare in modo radicalmente diverso al proprio sistema di offerta di servizi sociali e sanitari in una prospettiva che promuove la progressiva riduzione del ricovero in strutture residenziali a favore della creazione di servizi sul territorio e di modalità di intervento personalizzate.

Il concetto centrale è quello di riconvertire la spesa pubblica per la residenzialità di persone non autonome in budget individuali che devono essere spesi per sostenere le capacità dei beneficiari in relazione a tre funzionamenti di base: l’abitare, il lavoro e la socializzazione.

La persona non riceve direttamente il budget individuale come trasferimento in denaro ma ne è titolare e lo co-gestisce con la Asl, il Comune di residenza e quelle organizzazioni non – profit o più genericamente quelle compagini sociali ( per esempio la famiglia) che siano coinvolte nel progetto individualizzato.

I budget individuali di salute sono regolati fra le parti da un contratto che costituisce l’atto formale che disciplina i rapporti tra l’utente, il servizio pubblico (ASL, Comune) e il partner privato. Il contratto è stipulato sulla base di un progetto personalizzato, formulato dagli operatori referenti, dall’utente e dai suoi famigliari.

L’iter del progetto individualizzato è monitorato e valutato dall’Unità di valutazione multidisciplinare composta dagli attori definiti in precedenza.

L’obiettivo è quello di tendere  a ridurre l’intensità dell’assistenza sanitaria a favore di supporti sociali perché le persone possano vivere nei propri contesti.

I B.I.S. potranno essere suddivisi tra: 

O  ad alta intensità: per persone che per la complessità delle loro problematiche richiedono un sostegno a carattere mediativo, attivativo, sussidiario, personale e sociale significativo fino alle 24 ore

O  a media intensità: per persone che richiedono un sostegno di altre persone e di rete in alcune fasce orarie e/o per determinate attività e soluzioni abitative di mediazione e attivazione sociale fino a 12 ore al giorno

O  a bassa intensità: per persone che richiedono un sostegno di altre persone a carattere mediativo, attivativo e sussidiario in alcune fasce orarie e/o determinate attività al fine di aumentare la loro capacità di auto determinarsi 

I Budget individualizzati di salute, prevederanno uno specifico atto contrattuale per ogni persona. Questi potranno avere i seguenti obiettivi: 

O  Sostegno all’habitat sociale/casa (case famiglia – gruppi appartamento)

O  Formazione/lavoro (integrazione scolastico – professionale)

O  Socialità/affettività 

La valutazione del bisogno riabilitativo e dell’intensità-fabbisogno verrà effettuata inizialmente a cura dell’U.V.M., a partire dalla conoscenza della storia individuale e di contesto, delle abilità, delle aspettative, utilizzando come strumento valutativo l’I.C.F. sia per l’assegnazione dei Budget  sia per i follow up. Ogni 6 mesi verrà svolta una verifica degli esiti del processo.

L’entrata delle persone nei budget non fa decadere la presa in carico degli utenti da parte delle U.O. competenti del servizio pubblico, che si esplica attraverso le visite, le consulenze periodiche, la risposta all’emergenza, , l’attivazione di reti sociali, famigliari, municipali locali.

I contratti dei budget di cura hanno una temporalità massima fino a 2 anni ed il passaggio da una tipologia di contratto ad un’altra di minore intensità, connota il raggiungimento di obiettivi di re inclusione sociale delle persone-utenti, ne qualifica la loro crescita e la contestuale ri-abilitazione iintegrale del territorio

Informazioni aggiuntive

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